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Le ultime elezioni hanno fatto calare il differenziale Btp-bund, e vorrei spiegare perché è sceso lo spread.

In sostanza, l’impressione che gli investitori esteri hanno ricavato dal panorama italiano, è che la maggioranza di governo è ancora stabile, e probabilmente durerà.

Poco importa, come immaginerete, cosa ne pensa politicamente l’elettorato del Parlamento italiano.

Come è giusto che sia, si guarda alla tenuta del Governo, che di conseguenza darà stabilità anche alle riforme economiche.

Servirà sicuramente del tempo, dopo la vittoria del sì, per sistemare commissioni parlamentari e collegi.

Durante questo tempo, secondo gli investitori, è molto improbabile che cada il Governo.

Anche se ci si potrebbe mettere a questionare su quest’ultimo punto, è comprensibile la posizione, soprattutto se vista dall’esterno.

La stabilità dei governi italiani è stata fortemente minata, ultimamente, e quindi è comprensibile che ogni segnale di ripresa sia preso come un buon segnale, di ritorno alla normalità.

Perché è sceso lo spread, anche se forse non dovrebbe

Per chi è un analista politico più scafato, però, rimane difficile credere che la stabilità italiana, d’ora in poi, sarà garantita. 

Infatti, non siamo nuovi a cambi di bandiera anche nei momenti in cui la stabilità sembra data per assodata. Non farò riferimento a questioni specifiche, ma ci siamo capiti: quante legislature sono arrivate a fine mandato così come erano state formate a urne chiuse?

Quante volte, inoltre, un Governo è crollato per la mancata fiducia, e si è andati a elezioni anticipate?

Quindi, bene che lo spread sia tornato ai livelli di prima di marzo 2020. Lo spettro del lockdown è stato definitivamente assorbito, e speriamo che la situazione duri il più a lungo possibile.

In fondo, il mio compito non è giudicare cosa vogliono fare gli investitori esteri. Io analizzo, confronto, e traggo conclusioni. Spero che facciate altrettanto, e che badiate ai vostri investimenti.

Non proprio una novità, i green bond, visto che se ne parla in proporzioni variabili più o meno in tutti i consessi di menti ecologiste, almeno dal 2007.

La crescita lenta e inesorabile 

I green bond, o climate bond, hanno conosciuto negli ultimi 15 anni una crescita inesorabile. La crescente attenzione per l’ambiente si è dimostrata non solo un ultimo atto mediatico, ma anche una tendenza delle aziende. 

Celebre è stato il caso della catena di American bar Starbucks, che ha emesso 3 green bond per finanziare il proprio progetto di un brand collaterale di caffè ecosostenibile. 

Nel raccontare il bond, il CFO di Starbucks, Scott Maw, ha dichiarato: “L’emissione di un bond incentrato sul sourcing sostenibile dimostra che la sostenibilità non è solo un add-on, ma è parte integrante di Starbucks, compresa la nostra strategia e le nostre finanze”.

L’idea di strategia è centrale per questo tipo di obbligazioni.

La strategia

Se consideriamo da un punto di vista puramente finanziario questo tipo di bond, vediamo com la durata media tenda ad essere di 8 anni. Inoltre, è possibile e consigliato sviluppare uno sguardo di lungo termine, piuttosto che una valutazione della resa azionaria, anno per anno. 

Come si riesce a fare una valutazione simile? Molto semplicemente, usando un elenco degli strumenti green che vengono negoziati sui mercati MOT e ExtraMOT. Riguardo a questi, un soggetto terzo (per quanto riguarda Borsa Italiana) è responsabile di certificare come vengono utilizzati i proventi dei green bond.

È evidente che il rischio di fare un investimento sbagliato è legato a doppio filo alla capacità di comprendere una strategia “green” sul lungo periodo.

Quali ambiti riguardano i green bond

Serve dirlo, in conclusione. I green bond riguardano ambiti come l’efficienza energetica, l’energia da fonti pulite, l’uso sostenibile di acqua e terra, la prevenzione dell’inquinamento, il trattamento dei rifiuti, i trasporti e l’edilizia.

 

Ultimo giorno di collocamento per gli ordini del Btp Futura, il nuovo bond emesso dall’Unione Europea per aiutare le economie prostrate in seguito all’impatto del Coronavirus. 

Qualche dettaglio – per riassumere

Quel che già sapevamo era che il Tesoro ha stabilito a 1,15%, 1,30% e 1,45% le cedole minime garantite, a 10 anni. Invece i tassi cedolari saranno stabiliti alla fine del collocamento, e cioè… Oggi!

Sapevamo anche che il Btp Futura è destinato unicamente agli investitori retail, ovvero ai piccoli risparmiatori e famiglie, virtualmente coloro che sono stati maggiormente colpiti dall’impatto del virus.

Ordini raccolti

A ieri si parlava di poco più di 561 milioni. Come deciso dal Ministero dell’Economia, il collocamento si chiuderà oggi. Ancora non ci sono dei dati ufficialmente divulgati, ma possiamo dire che il Btp Futura abbia quantomeno attirato l’attenzione degli investitori retail. 

Il premio fedeltà

C’è un’ulteriore prova della buona fede di chi ha ideato questo titolo, che sta a mio parere nel premio fedeltà. Un premio compreso tra l’1% e il 3% per tutti gli investitori che detengono il titolo fino a scadenza, nel 2030. 

Sarà in linea con l’andamento del Pil, e questo lo rende variabile, ma comunque la garanzia dell’1% per un piccolo risparmiatore non può che essere un dettaglio ghiotto. 

 

 

 

La curva dei contagi sta andando verso il basso, e intanto la Commissione Europea è pronta a presentare la sua proposta per il bilancio pluriennale. Un grande gesto che prevede di aiutare i settori più colpiti dalla crisi Coronavirus, ma come sempre è difficile discernere le reali potenzialità dei fondi erogati. Vediamo di fare un’analisi finanziaria, che però necessariamente sarà anche un po’ economica.

I soldi a pioggia

Dopo il nuovo Mes, il rafforzamento della Bei, e il fondo anti-disoccupazione Sure. Questo fondo per la ripresa ha bone potenzialità di azione, anche se la mediazione tra i PAesi diversi è stata necessaria. Come si erogano i soldi? Ma soprattutto, a quali condizioni finanziarie?

Tra il blocco dei Paesi del Sud e l’asse franco tedesco è nato subito un certo screzio. 500 miliardi di euro, da erogare sotto forma di prestiti a fondo perduto, questa è stata la proposta di ieri della Francia e della Germania.

Ipotesi apprezzatissima dall’Italia, come anche dai Paesi del Sud. Invece  Austria, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia, considerati i “frugal 4”, ovvero Paesi fortemente risparmiatori, hanno contro-proposto di applicare delle restrizioni. 

Il Fondo serve, ma deve distribuire risorse solo attraverso prestiti. Questo dicono i frugal 4, che prevederebbero anche di restringerne la validità a 2 anni da ora. 

Debiti, debiti e debiti

Quel che mi colpisce sempre della percezione dei fenomeni finanziari nel grande pubblico, è che la parola “prestiti” suscita fremiti nella stampa e in chi investe in obbligazioni statali. Il debito pubblico è uno spettro ormai da diversi anni, e se ne parla sempre con note di timore.

Timori concreti, visto che gli investitori ultimamente sono sempre più guidati dalla prudenza, e un numero rilevante di loro ha venduto i propri portafogli azionari, a causa della recente burrasca.

Però ribadisco, non credo che queste misure di aiuto finanziario da parte dell’UE vadano necessariamente interpretate come un indebitamento fine a sé stesso. Sarebbe una valutazione semplicistica, e errata.

Intanto occupiamoci della ripresa economica.

Se n’è parlato tanto, ma è arrivato forse il momento di fare due conti. Questo Mes è vantaggioso o è svantaggioso per una prospettiva di lungo termine dell’economia italiana?

Innanzi tutto, vediamo di approfittarne per fare un ripassino di finanza di base. Vediamo insieme come si calcola il rendimento di un titolo.

Come si calcola il rendimento

Il rendimento di un titolo si calcola facendo un incrocio di 3 valori: prima di tutto il tempo che si impiega per l’operazione. Poi, l’ammontare dell’investimento iniziale, e infine i flussi di cassa dell’investimento stesso, che vanno a definire l’ammontare finale ricevuto dall’investitore.

Così è un’equazione estremamente semplificata e molto banalizzata, ma è utile per capire grossomodo cosa significano le percentuali che vediamo nei telegiornali relativamente ai titoli statali. Va poi aggiunto che i titoli di Stato prevedono l’opzione delle cedole, cioè una sorta di pagamento rateizzato all’investitore, che comunque alla scadenza prevista riceverà indietro l’intero ammontare del suo debito, più gli interessi.

Come si calcola in pratica il rendimento? C’è un’operazione molto complessa, che potete comodamente trasferire su un foglio Excel, oppure potete chiederla al vostro financial advisor di fiducia. Insomma, non c’è modo di perdersi con il rendimento.

Siamo Mes male?

Il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis sostiene che in Italia ci sia una “narrativa ingannevole” per quanto riguarda il Meccanismo europeo di Stabilità (Mes). 

Ma ormai non è del tutto vero: sono molti infatti gli analisti finanziari italiani che vedono il Mes come un’opportunità. Soprattutto alla luce della forte spesa che gli Stati membri dovranno affontare per il Coronavirus (parliamo circa del 2% del Pil).

In sostanza, un punto forte è la non-condizionalità che il Fondo applica per erogare i prestiti, cosa che lo rende diverso dal tentato salvataggio della Grecia di qualche tempo fa.

Il Sole 24Ore a differenza di quanto avvenuto in passato per i salvataggi di Stati membri come accadde con la Grecia. Unico vincolo, che si investa sulla spesa per la sanità pubblica.

Si parla di circa 36 miliardi di euro, virtualmente, a disposizione dell’Italia, con un tasso annuale a 0,1% e costo annuale di 0,005%.  Volete provare a fare il calcolo?

Il rating dei titoli italiani è stata valutata dall’agenzia di rating Moody’s un Baa3. Un’ottima notizia, perché tiene l’Italia esattamente un gradino prima dei cosiddetti titoli spazzatura, i junk bond.

Gli altri rating: un bilancio positivo

Si conferma quindi la valutazione di Standard&Poor’s, che aveva fatto ben sperare chi seguiva i titoli nostrani, con una valutazione di fine aprile un poco più generosa di Moody’s. 

Uno sguardo positivo lo aveva anche dato la Dbrs, l’agenzia canadese che è rimasta sulla linea di S&P, ma con outlook negativo.

Se consideriamo che Fitch conferma il BBB, che per l’agenzia internazionale significa, di nuovo, un passo prima del declassamento, possiamo insomma tirare un sospiro di sollievo.

Finché dura

Il rating attuale, salvo sconvolgimenti politici o planetari, dovrebbe restare valido fino ad autunno. Considerando che gli analisti sono stati in generale influenzati anche dai provvedimenti della Banca Centrale Europea, possiamo sperare in un futuro se non roseo, almeno stabile.

Possiamo quindi ringraziare, almeno per quanto riguarda il rating dei titoli italiani, il Pepp, il cosiddetto bazooka da oltre 750 miliardi di euro. Facciamo una rapidissima panoramica per riassumere in cosa consiste questo piano varato in primavera dalla BCE per rispondere alla situazione di emergenza.

In cosa consiste il bazooka

Innanzi tutto, la somma. L’ammontare totale ha superato i 750 euro, che è una cifra di carattere davvero emergenziale. Poi, la scadenza, che è stata prorogata di recente fino a fino 2020.

Ancora, un provvedimento che a quanto apre non interesserà i titoli italiani: l’acquisto di bond è stato esteso anche a quelli che sono considerati junk bond, i titoli spazzatura. 

Infine, in caso di titoli di Stato che comunque scadono: ci sarà un reinvestimento integrale del capitale rimborsato.

Possiamo quindi considerarci schermati, per ora. Nelle prossime puntate andremo a fare uno scanner economico, e meno finanziario, alla situazione italiana.

Questa è stata la valutazione fatta in sede DEF sul debito pubblico italiano. Dieci anni di conti in attivo per poterci garantire di rientrare almeno nella media europea. Per ora, questo è uno scenario molto lontano. 

Debito pubblico italiano, l’influenza del Governo

Queste sono le due autorità che incideranno maggiormente sul debito pubblico italiano. È ormai quasi un dato di fatto che il Governo avrà ancora a lungo il controllo finanziario ed economico da cui consegue il debito pubblico italiano. 

Almeno, a occhio, fino alla fine del 2020. Questa fortunatamente non è una realtà solo italiana, ma vediamo anche solo in Europa che il protezionismo dei Governi nazionali influisce pesantemente sull’economia. Un esempio tra tutti, il mega-recupero di Lufthansa da parte dello Stato tedesco.

Attenzione alle agenzie di rating

Dall’altro lato, lo scacco che possono muoverci le agenzie di rating è reale e sempre imminente. Dice il Sole 24 Ore che nella serata del 24 aprile Standard & Poor’s ha valutato con outlook negativo il BBB italiano. 

Per chi non è addetto ai lavori: le agenzie di rating danno un voto ai titoli di Stato valutandone l’affidabilità creditizia. Si inizia dalla A e si arriva alla D, il peggiore.

Diciamo che un BBB indica una certa affidabilità, e quindi le previsioni non possono essere totalmente negative. Però in momenti di incertezza è normale che gli investitori si rivolgano in prima istanza a queste agenzie di rating prima di valutare il singolo titolo con criteri autonomi.

Il Consiglio Europeo decide lentamente

I tempi della politica, si sa, a volte sono troppo lenti per far fronte alle emergenze. È quello che è successo in questo caso, con il Consiglio Europeo che non dà ai Mercati risposte univoche sui fondi che attiverà per salvare gli Stati.

Non entriamo nel merito politico di questa questione, perché poi ognuno fa le sue valutazioni ideologiche. Quello che posso dire è che, di certo, la lentezza della politica europea non sta aiutando il recupero del nostro debito pubblico, al momento.

Continuiamo la nostra analisi approssimativa dei trend finanziari in questo momento delicato. Abbiamo visto la scorsa settimana il prezzo del petrolio continuare nella sua oscillazione, causa l’imminente incontro dell’Eurogruppo a riguardo.

Il biomedicale va per la maggiore

Gli investitori, come era presumibile, hanno deciso di credere nelle aziende biomedicali, prima tra tutte la Diasorin. 

Una delle più attive nella realizzazione e sviluppo di test, e in prima linea per le sperimentazioni farmacologiche contro il Coronavirus. C’è anche TechnoGenetics in lizza per diventare la numero uno sul mercato, anche se visto il calo di contagi è più probabile una spartizione del mercato. 

Il fantomatico Mes

Non si fa che parlare in questi giorni del Mes, e le opinioni nell’alta finanza sono che la gran discussione abbia fatto impennare lo spread.

Banche e assicurazioni a Milano si registrano quindi generalmente in calo. Non voglio fare una rassegna giornaliera perché se ne occupa già magistralmente Il Sole24Ore.

Il Mes in due parole

Visto il recente chiacchiericcio sul Mes, penso che sia opportuno spiegare in due parole cos’è il Mes e perché secondo molti è una misura migliore, anche rispetto ai BTP Italia. 

Mes è la sigla di Meccanismo Europeo di Stabilità. Come già il fondo Salva-Stati, è una misura pensata per soccorrere il Pil degli Stati dell’Eurogruppo in questo momento di difficoltà. I titoli vengono emessi con la garanzia degli Stati che fanno parte dell’Eurogruppo. 

L’aiuto è vincolato a un piano di riforme, che è il motivo per cui ha suscitato diversi malumori dalla scena politica. Ma anche, a dirla tutta, dal direttore della Banca d’Italia Ignazio Visco.

Non entro nei dettagli, basti sapere che il rating del Mes è molto più alto di quello dei nostri titoli di Stato (parliamo di un AAA) e quindi può emettere bond molto più alti per finanziarsi. Inoltre, l’importo che si può richiedere immediatamente è molto più alto.

Vedremo come si evolverà il dibattito politico. 

Gli investitori stanno lentamente riprendendo fiducia, così almeno ci mostra l’inizio di questa settimana pre pasquale. In questo termometro finanziario cercheremo di analizzare cosa significa questa considerazione.

Perché gli investitori si riprendono

Il motivo principale è che sono diminuiti i contagi in molti Paesi del mondo, tra cui l’Italia. 

Ma alcuni eventi influiscono pesantemente sulle Borse. Tra questi, durante la settimana si riunirà l’Eurogruppo che dovrà deliberare sugli Eurobond.

Un ripasso: Eurobond sono le obbligazioni con cui i Paesi Membri dividono il debito. Poi giovedì si terrà la riunione dell’Opec. Qui Arabia Saudita e Russia saranno chiamate a prendere un accordo sulla produzione del petrolio.

Il Brent che sale, lo spread che scende

Il Brent, il petrolio del mare del Nord, stamattina sale.

Un altro fattore importante da considerare è lo spread, che diminuisce. Ciò significa che gli investitori escono dal bund e tornano a investire sui BTP e conseguentemente sui titoli di Stato di Paesi periferici. 

Il dollaro si indebolisce. Di recente ha funzionato un po’ come valuta riugio.

L’oro continua però a salire, non facendoci presagire nulla di buono per quanto riguarda la volatilità dei mercati.

In conclusione

In sostanza, ci sono buone speranze di ripresa, ma non ce ne sono ancora per quanto riguarda la stabilità.

Ci aggiorniamo presto… Agli investitori consiglio: fate scelte oculate, e cercate di non incappare in specchietti per le allodole.

Soprattutto in questo periodo. 

La notizia è che People’s Bank of China ha tagliato il tasso repo sui suoi prestiti a medio termine (MLF), che passano dal 3,25% al 3,15%.

L’obiettivo è chiaramente quello di incoraggiare la ripresa economica in seguito agli effetti allarmanti del Coronavirus.

La ripresa della Borsa cinese, nonostante tutto

I mercati finanziari si stanno comportando però in modo da non combaciare con la produzione. Lo yen si apprezza con il dollaro a 109,80, e a 119 sull’euro, mentre Shanghai ha un rialzo del +2,3%, Shenzhen del +3,2%, Hong Kong del +0,5%.

È comprensibile la preoccupazione per la diffusione del Coronavirus, anche se a frenare gli investitori sono perlopiù le politiche messe in atto. Più che la reale natura dell’epidemia, se così possiamo chiamarla.

Si parla di circa 100 miliardi di yuan re-iniettati nel mercato dalla Banca Centrale. Segno che la preoccupazione è tangibile.

Lottando per migliorare la liquidità del mercato

Il 15 febbraio il Vice Presidente della PBOC, Fan Yi Fei ha detto che la People’s Bank of China si sforzerà di migliorare la liquidità del mercato.

Ribadendo tra le righe che la liquidità del mercato necessiti di un miglioramento. Di per sé un passo in avanti rispetto alle continue negazioni del problema a cui siamo andati assistendo nei primi momenti di psicosi da Coronavirus.

Proprio oggi il capo analista della China Minsheng Bank, Wen Bin, ha dichiarato che la mossa della banca centrale di diminuzione del tasso di MLF preannuncia anche la diminuzione del Loan Prime Rate in futuro.

Prospettive future

Difficile fare speculazioni, ma che l’economia cinese sia in crisi non è per nulla una buona notizia. Le aziende italiane con fornitori cinesi stanno impazzendo per trovare fornitori alternativi.

Significa molto questa piccola crisi per ridisegnare gli equilibri globali. La speranza che tutti hanno è che l’epidemia non si espanda.

Ma soprattutto, che la Cina non ci trascini in una crisi come quella del 2008, dalla quale ci eravamo giusto ripresi.

Teniamo d’occhio il prezzo del petrolio.